Ti crolla il mondo addosso, parte un inconscio conto alla rovescia e ti lasci andare: è ciò che scatta nella mente delle persone di fronte a diagnosi impietose, quelle che ti tolgono il fiato e ti lasciano di sasso, come quella del carcinoma rinofaringeo di Rosaria.
Di fronte a situazioni del genere, questo è l’atteggiamento che hanno la maggior parte delle persone. Poi scatta quell’attimo di lucidità e riemerge la voglia di combattere e aggrapparsi alla vita per non lasciare campo al “male”. Voglia di vivere, credere nella vittoria e affidarsi nelle mani di chi può trovare la strada giusta per aiutare ogni tipo di paziente. La storia di Rosaria, insegna proprio questo.
Un percorso cominciato nel gennaio del 2015, il momento nel quale ha avuto, forse, l’impressione di avere qualcosa che non andava, una leggera palpazione e un linfonodo gonfio. Una cura a base di cortisone, l’idea era quella dell’infiammazione ed effettivamente, localmente parlando, problemi non ce ne sono stati. Poi, ad agosto, il numero di questi linfonodi è aumentato e anche la grandezza. Stavolta il cortisone non bastava, c’era bisogno di un controllo più approfondito. Un salto dall’otorino, una biopsia e la sentenza: carcinoma rinofanirengo, già in metastasi.
“Un colpo tremendo, avrei dovuto palpare il collo più volte e in profondità, ma mai avrei pensato a un tumore. Ti crolla il mondo addosso ma poi mi è venuta subito fuori la voglia di combattere e di vivere. Cure immediate, ho avuto la possibilità di scegliere l’oncologo liberamente e devo dire che, per me, arrivare a lui è stato quasi un segnale, una profezia. Lo stesso nome consigliato da due otorini diversi, senza che l’uno sapesse ciò che aveva detto l’altro. Mi ha indirizzato nel modo migliore e non abbiamo perso tempo”.
Inizio del ciclo di chemioterapia che è durato tre mesi, poi, a questa, è stata aggiunta anche la radioterapia. Insieme sono arrivati i risultati sperati, cure che hanno dato una grande spallata alla malattia.
“Ho risposto bene – continua Rosaria – Inizialmente non c’erano risultatoi tangibili, la sola chemio non bastava. Le due terapie insieme, invece, hanno portato grandi benefici. Ma non è finita a giugno, momento nel quale sono state interrotte le cure. Altri due esami, PET e TAC, hanno fatto emergere qualche residuo di metastasi al collo. Allora c’è stato bisogno di un intervento di svuotamento linfonodale laterale del collo. Nuova chemioterpia e rinascita nel 2017, anno in cui ho potuto finalmente dire di avercela fatta e di aver sconfitto il carcinoma rinofaringeo”.
“Da quel giorno ho imparato ad apprezzare ogni minima cosa. Ne sono uscita vincitrice e mi sono impegnata mentalmente, oltre al fatto che sono rimasta positiva anche nei momenti di grande disperazione. Certo devo ringraziare la mia famiglia e i medici che hanno capito subito di cosa si trattava e si sono impegnati tanto per aiutarmi. Mi sento molto fortunata”.
Una sensazione completamente opposta rispetto a quella provata nel giorno della diagnosi.
“Ho capito subito che qualcosa non andava bene. Solitamente un agoaspirato dà il quadro della situazione se è tutto nella norma, io ne ho fatti sei e mi è crollato il mondo addosso. All’inizio ho pensato di andare avanti finchè ne avevo la possibilità, ma, col passare del tempo e con i risultati delle cure, ho capito di poter ancora combattere. Ed è proprio questo che mi viene da dire alle persone che stanno affrontando questo percorso: devono crederci perché possono farcela. Mai abbattersi quando diranno che la situazione è complicata, anche la mia lo era. Bisogna essere sempre proiettati al superamento del problema e, perché no, avere anche la fortuna di capitare nelle mani giuste come è successo a me. Tutto senza dimenticare, infine, che i controlli vanno sempre fatti perché sono quelli che salvano la vita”.
Approfondisci Radioterapia: chiarimenti e approfondimenti – Dr.ssa Di Gennaro